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Formazione professionale: Flc e Cgil rivendicano al Presidente della Regione Lombardo che si apra il tavolo sulla crisi del sistema
Flc e Cgil rivendicano al Presidente della regione che si apra il tavolo sulla crisi del sistema, e che si attivino tutti gli strumenti possibili per offrire ai lavoratori in esso impegnati strumenti di ammortizzazione sociale per il presente, e certezze per un vero percorso di razionalizzazione.
Quello che alla Flc ed alla Cgil siciliane appare più grave è il rifiuto del governo a volere prendere atto della crisi pressoché irreversibile che attanaglia il sistema regionale della formazione professionale, per questo la Flc e la Cgil non possono che confermare il pesante giudizio critico già espresso sulle politiche del Governo Lombardo al riguardo alla formazione professionale.
Abbiamo infatti appreso dalla stampa di oggi delle dichiarazioni dell’Assessore Centorrino sulla emanazione del Piano regionale per l’offerta formativa per il 2011. Riteniamo che si tratti dello stesso piano che era stato presentato il 10 del mese nel corso di una riunione assembleare di una quantità si soggetti a vario titolo interessati alla formazione professionale.
Evidentemente, la consuetudine al rispetto della rappresentatività dei soggetti si è attenuata fino a produrre riunioni come quella del 10 dicembre, nella quale la consegna dei documenti da parte del Capo di Gabinetto fu frettolosamente effettuata ad una platea così estesa da dovere rimanere in piedi nella sala della riunione.
Infatti, l’accrescersi di organizzazioni che a vario titolo hanno chiesto di contribuire al dibattito sulla ipotesi di riordino della formazione professionale ha fatto divenire frammentario il contributo e invalidato qualsiasi confronto, tanto più quando il confronto avrebbe dovuto contribuire ad orientare le decisioni politiche sul settore, e, come nel caso della riunione del 10 dicembre, sui piani formativi.
Oggi la pubblicazione del piano per l’offerta formativa, solo dopo la parvenza dell’uso democratico di avvalersi del “contributo assembleare” ricevuto il 10 dicembre.
Il piano presentato alla stampa, come troppe altre volte è avvenuto, si fonda più sulle roboanti proclamazioni e annunci di volontà riformatrici che su un avveduto ragionamento sulle soluzioni da trovare ai problemi.
In ogni caso il i documenti consegnati il 10 dicembre, che oggi apprendiamo essere senza un reale confronto essere stati pubblicati, presentano incongruenze e sono di difficile attuazione.
Non c’è nessuna inversione di tendenza rispetto al numero di ore formative – rimangono infatti circa due milioni, alle quali vanno sommate quelle della filiera degli ex corsi triennali sperimentali, ora Obbligo di istruzione e formazione, che ammontano ad altre circa cinquecentomila, che difficilmente troveranno rispondenza nel reale numero di utenti e allievi in Sicilia.
L’assessore dichiara che, sulla scorta di studi recenti intende intraprendere il tentativo di razionalizzare gli orientamenti di scelta verso settori produttivi e qualifiche, eliminando quelle che non hanno prodotto occupazione nel passato. Il tentativo sarebbe lodevole, ma quando le parti sociali hanno potuto conoscere questi studi e queste ricerche? Flc e Cgil hanno il fondato timore che si sia trattato ancora una volta del solito sistema dell’affidamento di consulenze senza reale rilevanza scientifica degli studi, sui quali non è mai stato possibile aprire il confronto.
Il tentativo, maldestro, di introdurre modifiche in via amministrativa alla vecchia legge 24/76, continua con la “traduzione” dell’albo da questa previsto in “elenco ad esaurimento”. Se all’amministrazione serve, e noi riteniamo che serva, e lo chiediamo da anni, censire il personale del sistema, l’amministrazione stessa ne ha gli strumenti, e non ha bisogno di chiedere adempimenti anche onerosi ai singoli lavoratori, che oggi vivono il dramma dei ritardi della retribuzione anche di molti mesi.
Sotto il profilo finanziario, rimane incerto il quadro delle risorse appostate in bilancio, che non si comprende in quale misura, e quando realmente saranno disponibili.
Il ricorso alle risorse comunitarie, di cui si sta tentando l’uso tra mille difficoltà nell’ambito – parallelo – dell’orientamento e dei servizi all’impiego, appare velleitario e non efficace, in assenza di dirigenti capaci a programmarne il corretto utilizzo senza che ciò divenga traumatico per il sistema.
In ogni caso, la programmazione dell’uso dei fondi europei deve rispondere a procedure di evidenza pubblica, a tempi di valutazione dei progetti, a criteri di selezione che vanno precedentemente concordati per evitare i problemi già vissuti con il sistema degli sportelli multifunzionali.
Per queste, e per altre criticità che riguardano tutti gli ambiti del sistema della formazione professionale siciliano – formazione ordinaria, formazione in obbligo d’istruzione e sportelli orientativi multifunzionali – è necessaria la convocazione di un vero tavolo di crisi, solo strumento nel quale possono essere individuate vie di uscita e strategie risolutive.
Formazione professionale | 18/12/2010
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