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feb 21

Palermo - Troppi alunni, il Tar sdoppia la classe

Da "R.it"

i SALVO INTRAVAIA

Ventinove bambini più uno disabile in una sezione di scuola d’infanzia a Castelvetrano ora divisa in due dal giudice Nell’Isola la situazione è critica alle superiori.

Troppi bambini in aula e il giudice ordina lo sdoppiamento della classe. È accaduto in una sezione (classe) di scuola dell’infanzia di Castelvetrano, in provincia di Trapani, dove i genitori di cinque bambini si sono rivolti al Tar Sicilia perché i loro figli si trovavano stipati in una classe che ospitava ben 29 piccoli di età compresa fra i tre e i cinque anni e con un compagnetto affetto da grave disabilità. Troppi, in base a tutte le normative sulla formazione delle classi vigenti in Italia. Anche le più permissive.

A darne notizia i Cobas della scuola che parlano di «storture frequenti che si presentano in troppe classi delle scuole siciliane». Ma qual è la situazione in Sicilia? Dipende da cosa si intende per “classe pollaio”. In quanto sono tre le norme che regolano la formazione delle classi nel nostro Paese: quella sugli organici, emanata dal ministero dell’Istruzione, che prevede per le classi di scuola dell’infanzia un numero massimo di 26 alunni, se non sono presenti disabili; quella emanata dal ministero dell’Interno nel lontano 1992 che prevede un affollamento massimo di 26 persone per aula (25 alunni e l’insegnante), con lo scopo di garantire «l’evacuazione in caso di emergenza» e la norma sulla progettazione degli edifici scolastici che contempla un certo numero di metri quadrati per alunno: 1,8 per la scuola dell’infanzia e 1,96 per i licei.

Le classi con un numero di alunni superiore o uguale a 28 sono parecchie alla scuola materna e al superiore: 5 su cento nel primo caso e 4 sempre su cento nella scuola secondaria di secondo grado. All’elementare e alla media le classi con troppi alunni (più di 28) non arrivano all’uno per cento. Se consideriamo invece la norma antincendio, che prevede non più di 25 alunni per classe, i numeri lievitano. Oltrepassano questa soglia 13 classi di scuola dell’infanzia su cento, 19 di scuola superiore, 4 di scuola elementare e 7 di scuola media.

Per Grazia Maria Pistorino, a capo della Flc Cgil regionale, «le logiche di taglio sulla scuola, di riduzione della spesa per il personale praticata da dieci anni a questa parte, da tutti i governi, ha messo in discussione perfino altre leggi che tutelano la sicurezza». «Quando la sicurezza riguarda i nostri figli dentro le aule, bene ha fatto il magistrato – continua la sindacalista – a sancire la necessità di non formare “classi pollaio”. Dal 2008 ad oggi, abbiamo sollecitato gli uffici scolastici provinciali, regionali e il Miur a modificare le tabelle degli organici in funzione della sicurezza e del diritto all’apprendimento dei ragazzi. Speriamo che questa sentenza abbia maggior fortuna delle nostre proteste». Anche i Cobas non vanno per il sottile. Ferdinando Alliata parla di nuovo successo contro le “classi pollaio”, «perché siano rispettate almeno le condizioni essenziali di vivibilità». «La logica del risparmio presente nella politica scolastica di questi anni determina – prosegue Alliata – un illegittimo sovraffollamento delle aule e la mortificazione del diritto all’integrazione degli alunni disabili».

Neppure la Buona scuola, che pure si riprometteva di risolvere il problema è riuscita a ridurre il numero di alunni per classe, in quanto l’organico di potenziamento (un gruppo di docenti in più assegnato ad ogni scuola) viene utilizzato dai dirigenti scolastici soprattutto per fare le supplenze ed altre mille attività (corsi di recupero, in primis) che servono a mandare avanti la scuola ogni giorno.

Dal Territorio | 21/02/2017

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